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World Radio Day, il mondo celebra la Radio nella giornata mondiale a lei dedicata.

“Qui sono le Nazioni Unite che parlano ai popoli di tutto il mondo.”  

Riecheggiò con queste parole il messaggio che aprì la prima trasmissione radiofonica degli Stati Uniti dalla sede ONU il 13 febbraio 1946.

65 anni dopo, l’Unesco sceglie il 13 febbraio per omaggiare e celebrare la Radio nel mondo. 

Ed è proprio la caratteristica di “parlare ai popoli di tutto il mondo” che pone il mezzo radiofonico come promotore di DIALOGO, TOLLERANZA e PACE, tematiche guida dell’8a edizione del World Radio Day 2019.

Fa sorridere ed è decisamente affascinante pensare che oggi la Radio sia il mezzo di comunicazione a più ampia diffusione del mondo, quando solo nel 1895, giusto poco più di un secolo fa, Guglielmo Marconi riuscì ad emettere i primi segnali radio soltanto per un miglio. 

Un po’ di storia.  

La radio, un po’ come la televisione, è stata spettatrice per niente silenziosa della storia dell’uomo e in alcuni casi ne è stata anche la voce che a fatica cercava di farsi sentire.  

Pensiamo all’uso delle trasmissioni radio durante la Grande Guerra, la cui utilità sul campo ne accelerò lo sviluppo, rendendo possibile il suo uso civile nel dopoguerra. 

E se il primo conflitto mondiale diede alla radio un grande impulso dal punto di vista tecnologico, portandola al boom negli Anni ‘20, la sua importanza venne ribadita nella II Guerra Mondiale per mano del Fascismo e del Nazismo che se ne servirono per rafforzare i propri regimi totalitari. 

L’entrata in guerra di una nazione veniva annunciata per radio, come fu il 3 settembre 1939 per la Gran Bretagna, per voce dell’Ufficiale Chamberline, ed era attraverso la radio che veniva condotta la Resistenza. Ne fu esempio Radio Co.ra., emittente clandestina gestita dai membri del Partito d’Azione fiorentino allo scopo di mantenere i contatti tra i comandi alleati e la resistenza toscana durante il 1944. 

La radio è sempre stato un mezzo per difendere la libertà di parola, come fu per Radio Haiti-Inter, chiusa a seguito dell’omicidio di Jean Dominique, sua voce storica che si opponeva al regime haitiano. 

E come fu ad esempio per Radio Aut, la radio libera fondata negli anni ’70 da Peppino Impastato. 

La radio oggi. 

Straordinario strumento di informazione in tempo reale, di divulgazione, intrattenimento, promozione di musica e cultura, la Radio è sopravvissuta all’era della Televisione e a quella di Internet, ridefinendo di volta in volta il suo ruolo nella società, senza mai subire il declino che in molti avevano previsto. 

“Video killed the radio star” diceva il primissimo video andato in onda su MTV, come a dire che la radio era ormai cosa vecchia. 

E invece sono stati da poco pubblicati i dati TER (Tavolo Editori Radio) relativi all’ascolto del mezzo radiofonico nel 2018 appena concluso: ben 34.703.000 persone in tutta Italia hanno ascoltato ogni giorno  una media di 205 minuti di Radio. 

Grandissimi numeri se pensiamo all’epoca digitale in cui viviamo e da cui la Radio, come è insito nel suo carattere, non è certo scappata: la moltiplicazione dei canali e delle piattaforme caratterizza infatti la fase che oggi sta attraversando. 

La Radio è stata capace di trovare il suo posto per continuare a veicolare le proprie trasmissioni. 

Dalla convivenza di stazioni radio trasformate in canali tv, alla creazione di web radio tematiche su Internet, la Radio sta vivendo la sua “trasformazione” più intensa, attraverso la produzione di svariati servizi aggiuntivi per gli utenti, fino all’istituzione di vere e proprie community.

È così che il 2018 è stato, dati alla mano, un anno proficuo dal punto di vista degli investimenti pubblicitari: l’incremento commerciale ha infatti visto il 23% nei ricavi pubblicitari negli ultimi 5 anni. 

Tantissimi i film e le canzoni che si sono lasciati ispirare da questo mezzo eccezionale, da Radio Freccia di Luciano Ligabue a I love Radio Rock, da Talk Radio a Good Morning Vietnam. Noi oggi vi vogliamo salutare con una frase di Eugenio Finardi, tratta dal suo pezzo “La Radio”: 

“Amo la radio perché arriva dalla gente

entra nelle case e ci parla direttamente  

se una radio è libera ma libera veramente  

piace ancora di più perché libera la mente”

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